Perché ci piace l’impronta digitale? 5 buoni motivi per sdoganarla

di | 12 Giugno 2019

impronta digitalePerché ci piace l’impronta digitale?

Per una serie di motivi forse banali, forse facilmente intuibili, forse ordinari rispetto ad altri concetti più “trendy”. Eppure motivazioni ineccepibili.

Le abbiamo riassunte in 5 punti. 5 buoni motivi per sdoganare l’impronta digitale.

Seguiteci qualche minuto, e ve li sveleremo tutti.

 

1 – Non si perde e non si scorda

L’impronta digitale non si perde e non si scorda.

Una considerazione ovvia? Parrebbe. Però che comodità non avere nulla da scordare a casa o chissà dove…

chiaviTra le varie cose da portare con sé quando si esce la mattina, almeno le chiavi della porta possiamo permetterci il lusso di non portarle dietro. Evitando pesi ed ingombri inutili. E scongiurando anche una eventuale ipotesi di smarrimento.

Perché appunto le chiavi sono tra le cose più facili da perdere.

In entrambi i casi, perdita o dimenticanza, le conseguenze sono le più classiche. Una immane perdita di tempo (e di serenità) per trovare il modo di riaprire la porta, oltre alle spese per una nuova copia delle chiavi (e per il fabbro nella peggiore delle ipotesi).

Le nostre dita invece saranno sempre (auspicabilmente…) con noi!

 

2 – Non è facilmente sottoponibile a contraffazione

impronta digitale palmo manoLa nostra impronta biometrica non può essere facilmente contraffatta o rubata.

Nonostante tutti i consigli elargiti in internet e gli articoli che spiegano come si può fare, non è così immediato riprodurre una impronta digitale.

Certo con una buona dose di dolo e di impegno tutto è possibile. Anche riuscire a rilevare una impronta ad a farne poi il relativo calco. Ma comunque rimane ad oggi molto più facile fare il duplicato di una chiave. O magari rubare uno smartphone su cui sono annotate tutte le password alfanumeriche, o trafugare un badge per accedere a dei locali protetti.

Inoltre solitamente i sensori sono in grado di distinguere la differenza tra un dito vivo ed un calco. In quest’ultimo caso appunto il rilevatore di impronta digitale non darà il benestare allo sblocco della porta. Poiché il sensore rileva caratteristiche “elettriche” che non sono presenti se il dito è “morto”.

 

3 – Non si rompe e non si usura (e non si smagnetizza)

impronta palmareAnche se esistono malattie genetiche rarissime a causa delle quali si può nascere senza impronte digitali, tutti ne siamo provvisti fin dalla nascita. Più o meno marcate che siano, esse ci accompagnano per l’intera esistenza.

Vi sono sporadici eventi in cui esse si possono usurare. Ad esempio in caso di lavori deterioranti per le dita, tipo quelli che ci possono fare entrare in contatto con sostanze abrasive, o mansioni pesanti per le mani (ad esempio muratori o falegnami).

Ma sostanzialmente le impronte rimangono stabili per tutto l’arco della vita. E sono quindi molto affidabili in quanto a durata nel qual caso dovessimo servircene per la gestione dell’identità o degli accessi. La qual cosa non è sempre possibile dire in caso di badge che possono spaccarsi o soprattutto smagnetizzarsi.

Una impronta digitale è (quasi) per sempre.

 

4 – È economica

risparmio economicoDal precedente concetto analizzato, se ne deduce direttamente un altro.

Molti supporti utilizzati nel mondo dell’identificazione tendono per loro stessa natura a deteriorarsi, rompersi o essere smarriti. E di conseguenza occorrerà sostituirli, cioè ricomprarli. Stando pure attenti ad individuare un supporto esattamente compatibile con quello che si è guastato.

Anche se non si tratta di grosse cifre, la gestione di questi oggetti è comunque economicamente più onerosa rispetto all’utilizzo per gli stessi fini dell’impronta digitale.

Abbiamo tutti in dotazione insomma la più economica delle credenziali disponibili sul mercato: la nostra impronta digitale.

 

5 – È semplice ed inequivocabile

protezione datiL’impronta digitale è oggettivamente il metodo più semplice e veloce per l’identificazione di una persona. Semplice e inconfutabile.

La semplicità non è un fattore da trascurare. Quante password, quanti PIN dobbiamo ricordare quotidianamente? Dall’accensione del telefonino la mattina, alla password del PC in ufficio, al PIN del bancomat, a quello per entrare in qualsiasi sito in cui ci siamo registrati, e così via. Tenerli tutti a mente è spesso una vera impresa mnemonica.

La nostra impronta invece non richiede sforzi di memoria per essere gestita.

Questa facilità e praticità d’uso si accoppia ad un ulteriore elemento, il più conosciuto e tipico. Cioè il fatto che le impronte digitali identificato in modo praticamente inequivocabile ogni essere umano.

Nonostante ogni tanto si continui a sollevare dei dubbi in merito, in definitiva pare abbastanza arduo che qualcuno possa spacciarsi al posto nostro se utilizziamo i tratti biometrici delle nostre dita per identificarci.

 

Normativa vigente

lettore biometrico ProgettronicaA prescindere da quanto detto sopra, in Italia la diffusione dell’impronta digitale è ancora molto vincolata dalle normative del Garante in merito alla privacy. Che ne ostacolano appunto una piena ed adeguata espansione. La biometria viene tuttora ritenuta una tecnologia invasiva del diritto alla riservatezza di ciascun individuo.

Eppure si stanno comunque studiando metodi e modi per poterla applicare in alcuni contesti, soprattutto lavorativi nella pubblica amministrazione. Poiché proprio la biometria potrebbe essere in futuro risolutiva di alcuni tipi di problematiche di cui abbiamo già parlato in precedenti articoli.

Del resto proprio in questi giorni è diventato legge il “Decreto Concretezza” fortemente perseguito dal ministro della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. Un piccolo grande passo avanti che potrebbe cominciare a sdoganare l’utilizzo degli strumenti biometrici a garanzia della professionalità di tanti lavoratori dello Stato e non.

Perché ci piace l’impronta digitale? Attualmente per 5 motivi. In attesa di poterne valutare altri via via che i campi di utilizzo verranno definiti e determinati.

immagini pixabay.com + di proprietà

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